Julien Limar, Julien Nivalle, e Yohann Dadoun, Co-Founders di Amis de Beauregard
Dalla nascita come progetto tra amici alla costruzione di una maison indipendente: intervista ad Amis de Beauregard, il piccolo produttore che sta ridefinendo il linguaggio dello Champagne
C’è una nuova energia che attraversa il mondo dello Champagne, fatta di giovani maison capaci di rileggere codici storici con uno sguardo più contemporaneo. È il caso di Amis de Beauregard, realtà nata quasi per caso tra i banchi universitari e oggi sempre più definita nel panorama delle nuove generazioni di produttori. Tra approccio creativo, attenzione al terroir e una visione chiara di accessibilità, il progetto si distingue per un equilibrio raro tra rigore e freschezza, tecnica e intuizione. Abbiamo intervistato Julien Nivalle, Co-founder di Amis de Beauregard, per capire come si costruisce oggi una maison di Champagne, partendo da zero ma con idee molto precise.
Amis de Beauregard è nato come progetto tra amici durante gli studi: quando avete capito che poteva diventare una vera maison di Champagne?
Amis de Beauregard è nato in modo molto naturale. All’inizio commercializzavamo gli Champagne del nonno di Julien parallelamente agli studi. Molto rapidamente abbiamo sviluppato anche un servizio di personalizzazione delle cuvée, che ci ha permesso di entrare nel prodotto da una prospettiva sia commerciale che creativa.
Il vero punto di svolta è arrivato progressivamente. Con l’esperienza abbiamo iniziato a lavorare su progetti sempre più ambiziosi e, soprattutto, abbiamo visto che i brand che sviluppavamo per altri funzionavano molto bene. È stato allora che abbiamo capito che esisteva uno spazio per costruire qualcosa di più personale e duraturo, con una visione dello Champagne che ci rappresentasse.
Creare la nostra maison è stata quindi più un’evoluzione naturale che una rottura. Avevamo già imparato a leggere il mercato, a costruire un’offerta e a comprendere le aspettative dei consumatori, ma anche a individuare ciò che mancava nel mondo dello Champagne. Amis de Beauregard nasce proprio da questa convinzione: proporre cuvée esigenti, contemporanee e capaci di conciliare qualità, chiarezza e accessibilità.
Siete una maison molto giovane in un settore fortemente legato alla tradizione: come si costruisce credibilità oggi nel mondo dello Champagne?
La credibilità, nello Champagne, non si dichiara: si costruisce nel tempo, attraverso la coerenza. Essere giovani non è un limite, ma richiede maggiore chiarezza su ciò che si porta di nuovo.
La nostra credibilità si basa su tre pilastri. Il primo è una lettura più attuale del mercato: lo Champagne ha un’immagine fortissima, ma spesso resta intrappolato in codici che rendono difficile distinguersi. Noi abbiamo scelto un approccio che stimoli curiosità e riflessione.
Il secondo pilastro è il prezzo: non vogliamo essere “economici” in senso riduttivo, ma proporre cuvée dal prezzo giusto, coerente e accessibile rispetto alla qualità.
Il terzo, e più importante, è il vino. L’immagine può attirare, ma è la qualità che fidelizza. Il nostro obiettivo è creare sempre uno scarto positivo tra ciò che la bottiglia promette e ciò che offre nel calice.
La vostra filosofia punta a rendere lo Champagne più accessibile e autentico: cosa significa davvero “democratizzare” lo Champagne?
Per noi democratizzare lo Champagne non significa semplificarlo o abbassarne il livello, ma renderlo più leggibile, più aperto e più accessibile, sia economicamente che culturalmente, mantenendo standard qualitativi altissimi.
Il nostro modello di négoce ci permette di collaborare con vignaioli indipendenti, spesso realtà a dimensione umana con un altissimo livello di precisione agronomica ed enologica. È lì che troviamo alcune delle cuvée più interessanti.
Prestiamo grande attenzione anche al modo in cui i vini vengono prodotti: viticoltura sostenibile, uso limitato di interventi, dosaggi equilibrati e massimo rispetto per la materia prima.
L’accessibilità si costruisce poi anche nel modello economico: margini più contenuti per offrire un rapporto qualità-prezzo forte. Il nostro è uno Champagne di convinzione, orientato al volume più che all’esclusività.
Collaborate con vignaioli indipendenti: quanto conta il rapporto umano in questo lavoro?
È centrale. La qualità non dipende solo dal terroir o dai dati tecnici, ma anche dal rapporto con chi coltiva la vite e produce il vino.
Lavoriamo con vignaioli che conosciamo personalmente, soprattutto nella Vallée de la Marne. Condividiamo con loro una cultura del lavoro e una visione comune dello Champagne.
Questa vicinanza ci permette di andare oltre il prodotto finito: comprendere le scelte agronomiche, lo stato delle vigne, l’equilibrio delle vendemmie e la filosofia di vinificazione. Le nostre cuvée nascono da fiducia, tempo e conoscenza concreta delle persone dietro ogni bottiglia.
Il terroir della Vallée de la Marne è centrale per voi: cosa lo rende unico?
La Vallée de la Marne è il nostro ecosistema, il luogo in cui abbiamo formato il nostro palato. È il cuore della nostra identità.
Si distingue per i suoi pendii, la varietà di esposizioni e una grande diversità geologica, che favoriscono drenaggio e equilibrio idrico. Qui il Meunier ha un ruolo storico fondamentale.
Nel calice si traduce in Champagne generosi ma tesi, con frutto, morbidezza e grande freschezza. Il Meunier, se ben lavorato, offre profondità, texture e precisione aromatica.
Allo stesso tempo restiamo aperti ad altri terroir quando offrono profili unici: abbiamo, ad esempio, creato un millesimato con sei vitigni, inclusi rari come Arbane, Petit Meslier e Pinot Blanc, collaborando con un vignaiolo della Côte des Bar.
Avete scelto un’identità visiva più contemporanea rispetto ai codici classici: quanto conta oggi il branding nel vino?
Il branding è fondamentale, ma deve essere autentico. Non deve essere una maschera, ma un linguaggio capace di comunicare subito l’esperienza che si troverà nel calice.
Nel nostro caso, un’estetica più diretta e contemporanea riflette un approccio al vino più preciso, meno costruito, più leggibile.
Ci interessa sempre meno il Champagne come simbolo di status e sempre di più come esperienza di degustazione. Il branding è importante perché posiziona il prodotto, ma ha valore solo se è perfettamente coerente con ciò che c’è nella bottiglia.
Come bilanciate cuvée classiche ed edizioni più sperimentali?
È il cuore del nostro progetto. Le cuvée capsule sono le più identitarie: vini più rari, radicali, legati a terroir o vinificazioni specifiche.
Ma non possono essere l’unica base della maison. Per questo proponiamo anche cuvée più accessibili, sia nel prezzo che nel gusto.
Non si tratta di opporre le due categorie: le cuvée classiche sono la porta d’ingresso, mentre le capsule permettono di esplorare territori più complessi. Vogliamo costruire un percorso, accompagnando il consumatore verso Champagne sempre più profondi e consapevoli.
State per avviare le vostre prime vinificazioni e acquisire una proprietà: cosa rappresenta questo passaggio?
È un momento fondativo. L’acquisizione della proprietà familiare e l’avvio delle vinificazioni segnano un salto di livello, sia simbolico che strategico.
È il risultato di anni di lavoro, ma soprattutto un nuovo punto di partenza. Vinificare direttamente ci permetterà di essere ancora più precisi e autonomi, rafforzando l’identità della maison.
Nei prossimi cinque anni vogliamo crescere senza perdere rigore, affermandoci come parte di una nuova generazione di maison capaci di unire visione imprenditoriale, tecnica e sensibilità. Il nostro obiettivo è dimostrare che esiste un altro modo di raccontare lo Champagne: più centrato sul vino, sul terroir e sulla sua autenticità.
Per info: www.champagneamisdebeauregard.com
















