Dal Coro dell’Antoniano a Sanremo 2026: l’eleganza dell’infanzia sale sul palco più iconico d’Italia
Magil è una di quelle storie italiane che parlano di visione prima ancora che di moda. Nato come marchio storico del childrenswear, il brand ha costruito negli anni un linguaggio riconoscibile fatto di sartorialità, delicatezza e rispetto profondo per l’infanzia. Un’eleganza mai forzata, mai adulta, che mette al centro libertà di movimento, qualità dei tessuti e identità italiana.
Abbiamo incontrato per voi Maria Chiara Maggi, CEO e Creative Director del brand, che ci racconta cosa si prova dietro le quinte del Festival più famoso d’Italia: l’emozione prima dell’ingresso in scena, la responsabilità di vestire un messaggio universale come “Heal the World” – interpretato insieme a Laura Pausini – e il significato profondo di portare l’eccellenza dell’infanzia italiana sotto i riflettori più potenti del Paese. Un dialogo che parla di moda, certo, ma soprattutto di coraggio, identità e futuro.
Dopo aver vestito i bambini del Piccolo Coro dell’Antoniano per lo Zecchino d’Oro, oggi MAGIL approda sul palco più importante d’Italia. Che significato ha per lei questo passaggio simbolico?
M.C.M. Per me è una continuità naturale, ma anche un nuovo capitolo.
Vestire i bambini significa sempre raccontare qualcosa di più grande della moda. Dallo Zecchino d’Oro a Sanremo il filo conduttore è lo stesso: l’infanzia come voce autentica.
M.C.M. Sanremo amplifica tutto. Amplifica l’emozione, la responsabilità, il messaggio. Ma la nostra missione rimane identica: custodire la delicatezza dell’infanzia anche sotto i riflettori più potenti del Paese.
Come si progetta un look scenico ma funzionale per 59 bambini sul palco dell’Ariston?
M.C.M. Un palco televisivo richiede luce, armonia, equilibrio cromatico. Ma nulla deve sacrificare il comfort, I bambini devono cantare, respirare, muoversi. L’indicazione iniziale era molto chiara: un total white, simbolico, puro, da lì è iniziato un lavoro di squadra straordinario.
L’outfit è stato sviluppato in strettissimo dialogo con il direttore artistico Carlo Conti, con Laura Pausini, con il coreografo Luca Tommassini e con le costumiste – sia dell’Antoniano sia del team Rai, Monica Mulazzani insieme a Simonetta Innocenti e Cristina Piselli.Mi sono state date linee guida precise, ma anche grande fiducia. Ho potuto esprimere la mia visione all’interno di un perimetro condiviso. Ogni scelta è stata valutata e approvata insieme.
È stato un confronto continuo tra visione artistica, esigenze televisive e rispetto dell’infanzia, e per me, umanamente e professionalmente, è stata un’esperienza profondamente arricchente.
“Heal the World” insieme a Laura Pausini è un inno universale. Come ha influenzato le scelte stilistiche?
M.C.M. Quel brano chiede ascolto, purezza, rispetto.Abbiamo lavorato su una palette luminosa, delicata, quasi sospesa, volevamo che l’insieme evocasse armonia, coralità, un senso di comunità. Non protagonismo, ma coesione.
Quando si parla di pace, la moda deve fare un passo indietro e lasciare spazio al messaggio.

Un momento dell’esibizione di Laura Pausini sul palco dell’Ariston, accompagnata dai bimbi del Coro dell’Antoniano in MAGIL. Credits: Ufficio Stampa RAI
Lei ha rilevato l’azienda in un momento complesso. Quanto c’è di quella scelta dietro l’emozione vissuta a Sanremo?
M.C.M. C’è tutto. Quando ho deciso di investire i miei risparmi in Magil, non era una scelta razionale, era una scelta di cuore, ma anche di responsabilità.
Sanremo non è solo un palco, è la dimostrazione che credere in un progetto, anche nei momenti più difficili, può portarti dove non avresti immaginato.Dietro quell’emozione c’è fatica, rischio, determinazione. Ma soprattutto amore per quello che facciamo.
Come si mantiene autenticità in un contesto così mediatico?
M.C.M. Non inseguendo il rumore.Noi non abbiamo cambiato linguaggio per Sanremo, non abbiamo esasperato, non abbiamo trasformato i bambini in piccoli adulti. Abbiamo portato la nostra identità così com’è: raffinata, rispettosa, italiana.
Credo che oggi l’autenticità sia il vero elemento distintivo.
E la cosa che mi ha colpita di più è che, anche chi non era a conoscenza del nostro coinvolgimento, ha riconosciuto immediatamente la firma MAGIL, questo significa che negli anni abbiamo costruito un linguaggio coerente. Quando un brand è autentico, non ha bisogno di essere dichiarato: si riconosce.
Qual è oggi la sua visione estetica del childrenswear italiano?
M.C.M. Per me l’eleganza nell’infanzia è libertà.Non è miniaturizzazione del mondo adulto., è proporzione, leggerezza, qualità dei tessuti, rispetto dei tempi del bambino.
Il childrenswear italiano deve custodire cultura sartoriale e sensibilità contemporanea. Tradizione e innovazione possono convivere, ma senza tradire l’età che vestiamo.
Il suo è un team tutto al femminile. È una scelta precisa?
M.C.M. Non è stata una scelta pianificata, ma è diventata una forza. Lavoriamo con grande ascolto reciproco, sensibilità e determinazione., c’è una profonda empatia nel nostro modo di costruire il prodotto e il progetto.
Essere un team femminile oggi significa unire concretezza e visione, disciplina e cura.
Dopo Sanremo, quali sono i prossimi palcoscenici per MAGIL?
M.C.M. Ogni bambino che entra in boutique è un palcoscenico.
Sanremo è stato un simbolo. Ma il nostro vero obiettivo è continuare a crescere in modo coerente, consolidare la rete retail, rafforzare il Made in Italy e creare prodotti che durino nel tempo. Essere ambasciatrice del Made in Italy per le nuove generazioni significa insegnare valore. Valore del lavoro, della qualità, della bellezza.
Il futuro di Magil non è solo espansione. È profondità.
Foto di apertura: Al centro Maria Chiara Maggi, CEO e Creative director di MAGIL, insieme al suo team e a un gruppo di giovani modelle. Credits: Ufficio Stampa MAGIL
















