Church’s apre il suo archivio secolare: dentro ci sono scarpe, cataloghi e storie incredibil
Con “Church’s Chapters”, il brand britannico inaugura un progetto immersivo che svela per la prima volta i tesori custoditi nella sua memoria storica: modelli iconici, documenti, materiali e oggetti che raccontano oltre un secolo e mezzo di manifattura, stile e innovazione. Non una semplice operazione celebrativa, ma un viaggio visivo e culturale che restituisce profondità e contemporaneità a una delle maison più emblematiche della calzatura inglese.
Una storia che parte da lontano
La storia di Church’s affonda le sue radici nel 1617, quando Anthony Church avvia una piccola produzione artigianale di scarpe a Northampton, città simbolo dell’industria calzaturiera britannica. È però nel 1873 che il marchio assume la sua forma moderna, quando Thomas Church, insieme alla moglie Eliza e ai figli Alfred e William, fonda Church & Co. Da subito, l’azienda si distingue per spirito innovativo e visione industriale: già nel 1880 la produzione cresce e si trasferisce in una sede più ampia, mentre William Church introduce il rivoluzionario concetto di scarpa destra e sinistra con il modello “Adaptable”, disponibile in diverse larghezze e mezze taglie. Un’intuizione destinata a cambiare per sempre il modo di concepire la calzatura, premiata con la medaglia d’oro alla Grande Esposizione del 1881.
Il passato come chiave per leggere il presente
Oggi, con oltre 150 anni di storia alle spalle, Church’s decide di guardare al proprio passato per raccontare il presente. “Church’s Chapters” prende vita nella storica sede di St James Road, a Northampton, cuore produttivo del brand ancora oggi, e si sviluppa come una narrazione non lineare fatta di frammenti, suggestioni e scoperte. L’archivio non segue una cronologia rigida, ma costruisce un dialogo tra epoche diverse, accostando modelli cult a pezzi meno noti, ma fondamentali per comprendere l’evoluzione stilistica e produttiva della maison.
Perle rare dal cuore dell’archivio
Tra i tesori emersi spiccano autentiche rarità: una scarpa da donna in pelle di capretto del 1900, impreziosita da ricami floreali con perline e realizzata interamente a mano; una derby maschile in suede traforato del 1922; le tradizionali calzature “Ghillie” degli anni ’30, pensate per essere indossate con il kilt; fino alle décolleté intrecciate degli anni ’50, foderate in seta e suede. E ancora, un sandalo in pelle ottanio degli anni ’70 e l’iconico modello Consul, sperimentato per la prima volta nel 1939 e introdotto stabilmente dal 1945, diventato nel tempo il preferito di politici e ambasciatori britannici.

Non solo scarpe: memoria, carta e identità visiva
Ma “Church’s Chapters” va oltre la calzatura. L’archivio custodisce anche una preziosa collezione di materiali grafici e documenti storici: cataloghi a partire dal primo, datato 1887, disegni originali a matita e gessetto, strumenti tecnici come il misuratore del piede degli anni Sessanta e oggetti iconici come l’Almanacco del 1887, ideato da William Church come strumento pratico per i clienti business. Un oggetto pensato per restare sulle scrivanie, trasformandosi in una forma di comunicazione discreta ma continua.
Quando l’immagine diventa memoria
La campagna fotografica che accompagna il progetto, realizzata proprio negli spazi di St James Road, esplora materiali iconici e inaspettati, trasformando ogni scatto in un atto di memoria. Le immagini non si limitano a documentare, ma reinterpretano: ogni oggetto diventa simbolo culturale, capace di raccontare non solo l’eccellenza produttiva di Church’s, ma anche la sua capacità di attraversare il tempo, adattarsi e anticipare i cambiamenti di stile e società.
Un progetto per le nuove generazioni
“Church’s Chapters” si afferma così come uno strumento fondamentale per preservare l’eredità del brand e renderla accessibile a nuove generazioni di appassionati, studiosi e professionisti. Un progetto che dimostra come, anche nella moda, il futuro passi inevitabilmente dalla memoria.

















