Tra podcast live, arte, memoria urbana e cultura dell’aperitivo, Campari trasforma uno dei luoghi più inaspettati di Milano nell’evento culturale più intrigante del momento.
C’è una Milano che tutti conoscono. E poi ce n’è un’altra, più nascosta, stratificata, autentica. È proprio questa la città che Campari decide di raccontare con la seconda edizione di “The Red View – Beyond The Surface”, il progetto che dal 14 al 16 maggio trasforma la Cittadella degli Archivi del Comune di Milano in un grande laboratorio culturale aperto al pubblico.
Dopo il successo dello scorso anno, il brand simbolo dell’aperitivo italiano torna a dialogare con Milano scegliendo uno dei luoghi più sorprendenti della città: un gigantesco archivio urbano dove la memoria collettiva prende forma tra documenti, manifesti, fotografie e storie dimenticate. Un luogo normalmente invisibile che, per tre giorni, si accende del rosso Campari diventando spazio di incontri, podcast live, mostre e contaminazioni creative.
Beyond The Surface: guardare Milano con occhi nuovi
Il concept dell’edizione 2026 ruota attorno all’idea di andare “oltre la superficie”. Non solo della città, ma anche del rito dell’aperitivo, della cultura urbana e dello stesso immaginario Campari.
Milano diventa così una mappa emotiva fatta di dettagli, memorie e simboli. Una città da leggere lentamente, lontano dagli stereotipi patinati e più vicina alla sua anima reale.
Ed è qui che la scelta della Cittadella degli Archivi del Comune di Milano acquista senso: un luogo che custodisce il passato della città ma che, grazie a questo progetto, si apre a nuove interpretazioni contemporanee.
Campari e Milano: una storia lunga più di 150 anni
Parlare di Campari significa inevitabilmente parlare di Milano. Il brand nasce infatti nel 1860 e costruisce il proprio immaginario proprio nel cuore della città, tra la Galleria Vittorio Emanuele II e il celebre Camparino in Galleria, luogo simbolo dell’aperitivo milanese fin dal 1915.
Non semplici locali storici, ma veri punti di incontro culturali frequentati da artisti, intellettuali e creativi. Da allora Campari ha continuato a intrecciarsi con il linguaggio visivo della città, diventandone parte integrante attraverso grafica, pubblicità, design e arte.

Una mostra che racconta l’estetica di Milano
Cuore del progetto è anche la mostra “Milano. Campari. Geografia e memoria dell’aperitivo”, curata da Galleria Campari.
Il percorso espositivo mette in dialogo il patrimonio della Cittadella con materiali storici originali: manifesti, fotografie, bozzetti e opere firmate da grandi nomi della comunicazione visiva italiana come Bruno Munari, Fortunato Depero, Leonetto Cappiello e Adolfo Hohenstein.
Tra i pezzi più iconici anche il celebre manifesto realizzato da Munari nel 1964 per l’inaugurazione della Linea 1 della metropolitana milanese — rigorosamente rossa.
Podcast live, cultura pop e storytelling urbano
Uno degli elementi più interessanti di “The Red View” è il palinsesto di podcast live realizzato insieme a Chora Media e Will Media.
Tre appuntamenti che trasformano l’ascolto in esperienza immersiva:
- il 14 maggio arriva “Supernova” con Matilde Gioli;
- il 15 maggio spazio alla Milano noir di “Gangster” con Piero Colaprico;
- il 16 maggio chiude “Città”, con Pierluca Mariti, Antonio Giorgino e Paolo Bovio.
Un programma che racconta Milano attraverso linguaggi diversi — cinema, cronaca, ironia, cultura pop — ma sempre con lo stesso obiettivo: scavare sotto la superficie.
Il rosso Campari lascia un segno permanente
Il progetto non si conclude con gli eventi live. Campari sostiene infatti anche la realizzazione di un murales site-specific firmato da Gio Pastori, pensato per dialogare con l’architettura della Cittadella e con il concept “Red Is My Color”.
Un intervento permanente che trasforma uno spazio dedicato alla conservazione in un nuovo luogo di espressione contemporanea.
Perché “The Red View” è uno degli eventi culturali da non perdere a Milano
In un momento in cui Milano sembra vivere costantemente proiettata verso il futuro, “The Red View – Beyond The Surface” compie un gesto interessante: fermarsi, osservare e riscoprire ciò che esiste già, ma che spesso passa inosservato.
Ed è probabilmente proprio questo il punto più forte del progetto: non costruire un semplice evento branded, ma creare un’esperienza culturale capace di far dialogare memoria, città, creatività e persone.
















